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Auto elettrica, Italia tra i fanalini di coda

Scritto da  Andrea Moretti

Il tema delle auto elettriche è uno dei più affrontati negli ultimi tempi: la crescente consapevolezza dei problemi legati all’inquinamento e al cambiamento climatico hanno portato molti paesi ad impegnarsi sul versante delle emissioni derivanti da traffico veicolare. Paesi come Francia, Germania e Gran Bretagna hanno già annunciato la volontà di interrompere la produzione di auto a diesel e benzina in qualche decina di anni

Qual è la situazione delle auto elettriche in Italia?

Qui ad Assicurazioneautonoleggio.it abbiamo elaborato un’infografica per rendere il confronto con altri paesi più semplice e immediato.

Dati su veicoli elettrici in Europa

Se diamo un’occhiata ai numeri notiamo subito che il nostro paese rimane nettamente indietro per quanto riguarda i dati di vendita dell’elettrico. La percentuale di veicoli elettrici venduti in Italia sul totale è infatti lo 0,1% delle vendite auto totali, con una flessione del 5% nel 2016 rispetto all’anno precedente. In Europa, guidano la classifica l’Austria, con l’1,33%, la Francia e i Paesi Bassi dove i veicoli elettrici rappresentano circa l’1% delle vendite auto. Nel resto del mondo Cina e Stati Uniti si attestano su valori leggermente superiori all’1%. Valori molto contenuti a dimostrazione che, in generale, il motore elettrico rimane ancora un mercato di nicchia. In Italia, il numero di nuove autovetture registrate ogni 1.000 abitanti (30,1) nel 2016 è simile al dato francese con la differenza che in Francia c’è stato un aumento del 26% nella vendita dei veicoli elettrici mentre nel nostro paese, come si è detto, una leggera flessione. Nonostante le iniziative portate avanti per promuovere un miglioramento dell’efficienza dei motori, come il recente accordo siglato al gruppo FCA in Italia per favorire attività di ricerca e sviluppo, permangono ancora alcuni ostacoli alla diffusione delle auto elettriche.

Un freno all’elettrico

Confronto tra macchina elettrica e diesel

Autonomia

Come si può vedere dall’infografica, confrontando due modelli di auto tra i più venduti, una Golf a diesel con una Nissan Leaf elettrica, c’è ancora un grosso margine in termini di autonomia. Il modello Nissan arriva ad un’autonomia di 200 km contro i circa 1.200 km della Golf.

Le batterie sono ancora un punto debole e costituiscono uno delle barriere alla diffusione delle auto elettriche considerato che queste non percorrono più di 200-300 km in piena carica. Su questa strada, le grosse case produttrici, come Toyota, stanno studiando nuove tecnologie – come le batterie a stato solido – che consentano una ricarica più veloce ed un’autonomia più estesa.

Prezzo

Un’altra barriera all’acquisto è rappresentata dal prezzo che si aggira, in Italia, intorno ai 35.000 €. Le auto elettriche sono un costo difficile da affrontare considerato che nel nostro Paese il reddito medio si attesta sui 30.000 € all’anno. Possiamo vedere dall’infografica che, tra i due prezzi di partenza delle auto prese a riferimento, l’auto elettrica parte da un valore più alto offrendo prestazioni inferiori soprattutto per quanto riguarda l’autonomia. Oltretutto la batteria è una parte importante del costo complessivo - se, ad esempio, si opta per una Leaf da 30 KWh il prezzo base parte da 31.885 € - e in questo senso una riduzione dei prezzi in futuro potrà rendere più competitivi i veicoli elettrici. In Italia inoltre sono presenti incentivi all’uso e alla circolazione ma non ci sono incentivi diretti all’acquisto: in Germania, chi acquista un’auto elettrica può ricevere un incentivo di 4.000 € e i Francia fino a 10.000 € se rottama la vecchia auto a diesel.

Mappa delle colonnine di ricarica in Europa

Infrastrutture

Se la tecnologia delle batterie permette per ora autonomie limitate, rispetto ad altri tipi di carburante, un modo per favorire lo sviluppo delle elettriche è quello di potenziare la rete delle cosiddette colonnine di ricarica ovvero distributori di energia elettrica dove si può ricaricare l’auto. L’Italia, ancora una volta, è uno dei fanalini di coda nel panorama europeo come si vede dalla grafica. I 2.228 punti di ricarica, concentrati soprattutto al nord, dovranno essere incrementati se si vuole favorire il motore elettrico. Qualcosa si sta facendo in questo senso: il D.Lgs. 257/2016 che recepisce la direttiva comunitaria 2014/94/UE prevede che entro la fine del 2020 sia realizzato un numero adeguato di punti di ricarica accessibili al pubblico in risposta alla crescente domanda di auto elettriche. Entro la fine di quest’anno, inoltre, i comuni devono prevedere che gli edifici nuovi (o ristrutturati) non residenziali (aventi superficie superiore a 500 m2) e residenziali (nuove strutture con almeno 10 unità abitative) predispongano l'allaccio per l’installazione di infrastrutture elettriche per la ricarica dei veicoli (in modo da consentire la ricarica di una vettura per ciascuno spazio o box di parcheggio).

Il TURBO all’elettrico

Risparmio e incentivi

In Italia benzina e diesel sono tra i più cari d’Europa, questo perché abbiamo una rete di distribuzione capillare e distribuita su un territorio con particolari caratteristiche morfologiche e, come se non bastasse, gravano delle accise ormai retaggi del passato come il finanziamento per la guerra di Etiopia. Il risparmio è una delle ragioni che dovrebbe incentivare l’introduzione dei motori elettrici. A parte alcuni provider che offrono tariffe flat di ricarica, prendendo in considerazione le tariffe al consumo i prezzi vanno da 0,36 €/kWh di Alperia ai 0,40 €/Kwh delle colonnine Enel Drive Free. Considerando la Nissan Leaf, con un’autonomia dichiarata di 30 KWh per 200 km, si calcolano 0,15 KWh per percorrere un chilometro. Tenuto conto del prezzo di Enel si arriva ad un prezzo stimato di 0,06 €/km. Ovviamente occorre tenere in considerazione altre variabili, come la reale autonomia, ma si può intuire la convenienza rispetto, ad esempio, ad un’auto a benzina che è mediamente tra 0,08 e 0,1 €/km. Il risparmio viene soprattutto da voci di costo come il bollo auto, da cui le elettriche sono esenti per 5 anni con riduzione del 75% gli anni successivi. Inoltre, le elettriche, possono circolare nelle zone con traffico limitato oltre alla possibilità di usufruire di sconti sull’assicurazione.

Inquinamento

In Italia le emissioni di CO2 derivanti da trasporto su strada sono l’82,6% del totale. Questo significa che una riduzione delle emissioni derivanti dai veicoli su gomma potrebbe apportare un significativo contributo a ridurre l’inquinamento. I dati presentati dal Ministero per lo Sviluppo Economico sulle emissioni di CO2 parlano chiaro: le auto a benzina vanno da 84 a 98 g/km, mentre per il gasolio si va da 79 a 93 g/km. Per il metano abbiamo in media 79 g/km di CO2. Le miste benzina-elettrico hanno un range dai 70 a 199 g/km e le gasolio-elettrico da 90 a 164 g/km. Questi sono dati ovviamente riferiti alle emissioni “migliori” ovvero i range più bassi nelle varie categorie.

Le auto elettriche non hanno emissione di CO2 se ci si riferisce alla sola vettura. Prendendo a riferimento la fase produttiva, un recente studio dell’Istituto di Ricerca Ambientale Svedese ha messo in luce che ci sono emissioni di 150-200 kg CO2 per kWh. Questi emissioni, generate soprattutto nella fase di produzione delle batterie, compensano in parte l’assenza di emissioni del motore elettrico. Tuttavia migliorando la fase di produzione di energia e riducendo l’impiego di fonti fossili si può abbattere l’inquinamento generato a monte nella produzione di auto elettriche nonché quello causato dalla produzione di energia elettrica per alimentare le batterie.

Altra considerazione da fare è che l’inquinamento derivante dai trasporti va ad impattare soprattutto sui luoghi dove viviamo, mentre le centrali elettriche, posizionate fuori dai centri abitati, avrebbero meno impatto diretto, in termini di inquinamento, sulla salute umana.

Anche per quanto riguarda il PM10, micro particelle con diametro inferiore o uguale a 10 millesimi di millimetro, le auto elettriche possono dare il loro contributo. Come si vede dalla mappa elaborata dall’Agenzia Europea dell’Ambiente, l’Italia eccede spesso, specialmente nel Nord Italia, il limite potenzialmente rischioso per la salute. Sappiamo che il particolato deriva anche dal settore industriale, dal riscaldamento domestico e dall’usura di freni e ruote; i gas di scarico restano comunque una quota importante di tali emissioni e il passaggio a motori elettrici migliorerebbe il bilancio ecologico dei trasporti. Lo stesso discorso vale per gli ossidi di azoto che sono emessi a seguito del processo di combustione e che oltre ad inquinare sono pericolosi per la salute umana. In questo senso la diffusione dei veicoli elettrici, fatta salva una maggiore efficienza anche alla fase di produzione nelle centrali termoelettriche, contribuirebbe a ridurre l’esternalità negativa derivante dai trasporti.

Emissioni di particolato in Europa

La mappa mostra le concentrazioni di particolato registrate in diversi paesi europei. Il valore limite giornaliero per la salute umana è di 50 µg/m3, i pallini rossi e viola indicano le concentrazioni medie giornaliere oltre questo limite. Fonte: www.eea.europa.eu/data-and-maps/figures/annual-mean-pm10-concentration-observed-2/annual-mean-pm10-concentration-observed/image_large

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